LA STORIA

Stefano si diploma come attore presso il corso di formazione professionale per attori del Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni di Venezia diretto da Giulio Bosetti nel luglio del 1997. Nel 1998 segue debutta in “L’uomo la bestia e la virtù” di Pirandello per la regia di Giuseppe Emiliani con il Teatro Carcano e inizia lo studio della maschera e della Commedia dell’Arte con il maestro Antonio Fava (Scuola internazionale di Commedia dell’Arte di Reggio Emilia).

A partire dalla stagione 1999-2000 inizia a collaborare con il Centro Teatrale dell’Università di Salamanca (Spagna) con il quale partecipa a numerose produzioni in lingua spagnola e inglese, inoltre fonda l’associazione culturale RONZINANTE con la quale collabora come attore, regista e successivamente docente (E fu sera e fu mattina per Scenario 2008, Stanze sonore da S. Beckett,2006, Novecento di A. Baricco 2001, Il servitore di due padroni di Goldoni 2001, Don Chisciotte di M.de Cervantes 2003, Pic –nic in campagna di F. Arrabal 2005, e i progetti in lingua spagnola Notas y palabras entre sangre y arena 2007e Allo stesso tempo/al mateix temps etc 2008.)

Dal 2001 collabora come scritturato e poi come socio con la compagnia Teatro Invito di Lecco sia per produzioni di teatro ragazzi ( Il ragazzo degli aquiloni 2008, Racconti di contorno 2007 e Senza paura 2006) sia per adulti ( La cena in scena 2006, Il bosco di Macbeth 2002, Vaghe stelle dell’orsa 2001)

Dal 2007 collabora con la compagnia Albero Blu di Lecco ( Stracci, 2008 in qualità di regista e Il bambino con il pigiama a righe 2008), con il Teatro del Buratto di Milano, Teatro Stabile per l’Infanzia ( Il mio papà è Ulisse 2008, La Lavapaure 2009) con il Teatro Città Murata di Como (Verranno a te sull’aure 2009) e con il Teatro Sociale di Como/coop Attivamente (Clandestino in casa 2009), con la compagnia Teatro Stabile dell’Insubria (Il Canto di Natale 2009 come regista), con la compagnia Teatro Immagine di Venezia (I Promessi Sposi 2007).

Sempre in qualità di attore ha lavorato presso il Piccolo Teatro di Milano- Trame d’autore (Blu 2004) e con la Biennale Teatro (Ulisse e l’arte della navigazione 2008). Lo stesso anno ha iniziato una collaborazione con l’attore Jordi Arques di Vic, (Spagna) con il quale ha co-diretto il progetto di gemellaggio teatrale tra Italia e Spagna Allo stesso tempo/al mateix temps.

Tra maggio e giugno 2015 grazie ad un crowdfunding porta in Argentina e Uruguay. con il progetto NELLE NOSTRE CASE OLTRE L’OCEANO ( a maggio 2016 partirà la seconda edizione del progetto in Sud America, per settembre-novembre il progetto sarà in UK e USA Orientali) di cui è ideatore, per “portare la Storia nelle case degli italiani di Sud America e insieme riflettere sul migrare e sull’Italia che vorremmo amare.”


LA FILOSOFIA

Scoprire una storia, portarla in scena e utilizzarla come punto di partenza per un ambizioso progetto sulla memoria e l’emigrazione italiana. È quanto ha fatto Stefano Panzeri.

Stefano è partito per fuggire dai soliti, quasi inaccessibili, circuiti teatrali e per potersi inventare la sua strada in cui poter raccontare la sua storia a modo suo. Stefano ha saputo inventarsi una tournée nelle case degli italiani emigrati in Argentina, contattandoli uno per uno. E da lì, essere finito pure in qualche teatro “ufficiale” e ad indossare i vestiti di docente di commedia dell’arte presso l’Università di Buenos Aires.

Raccogliere storie e restituirle a sua volta. Avere storie con cui parlare agli altri e il volerlo fare a tutti i costi. Storie talmente personali, talmente umane, da risultare universali.

La RESTITUZIONE è diventata una fase fondamentale del progetto e quel suo valore deontologico è la prima caratteristica che rende speciale questo progetto: la sensazione della necessità del mestiere d’attore e più in generale del teatro.

Poter essere veicolo emotivo di tutte quelle cose che restano di un’esistenza.

La seconda caratteristica è legata a un’altra sensazione che questo progetto ha prodotto: il prendere CONTATTO con le “propaggini” più lontane del nostro paese, con le seconde patrie come l’Argentina, l’arrivare a capire quanto sia importante e bello essere italiano. In un momento storico in cui si registra in Italia tanta disaffezione per la politica e per il nostro paese in generale, forse anche per la nostra gente, ritrovarsi in un luogo in cui gli italiani hanno praticamente costruito un paese è un’esperienza di amor/orgoglio patrio che si dovrebbe istituzionalizzare per restituire al nostro paese e alla nostra gente un po’ del nostro “valore”.

Un ultimo e fondamentale aspetto del suo lavoro è legato alla  STORIA, quella mamma dell’umanità alla quale sempre più spesso non si da più retta, ricadendo negli stessi errori e ripercorrendo le stesse dolorose strade. Questo viaggio nella storia e nell’introspezione ha mischiato in qualche modo le carte in tavola, ha portato a galla una nuova mappa, una nuova storia, un tutto informe che non si ferma mai.


IL PROGETTO

Dal 1998 Stefano Panzeri lavora come scritturato in diverse compagnie teatrali ma anche come autore di progetti teatrali solisti.

Stefano porta in scena il racconto di tante vite di qua e di là dell’Oceano. Al centro storie di emigranti, vite di soldati, la nostra storia vista dal basso e raccontata solo con l’ausilio scenico di una sedia e musica dal vivo.

I suoi spettacoli sono frutto di un progetto che l’attore spiega così: “Partire con una storia di soldati italiani e andarla a raccontare in sud America agli emigranti che nel dopoguerra hanno lasciato la nostra Italia per trovare fortuna all’estero. Arrivare lì e raccogliere le loro storie, le loro memorie per poi tornare in Italia e costruire un nuovo spettacolo e consegnarlo nuovamente in un nuovo viaggio oltre oceano a quelle famiglie”.

OltreOceano (questo il nome contratto) è un progetto di recupero e celebrazione attraveso il teatro della memoria migrante degli italiani che sono migrati oltreoceano appunto e quindi, per ora, in America.

Traendo spunto da Terra Matta, l’autobiografia conservata presso l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano di Vincenzo Rabito. Un bracciante siciliano semianalfabeta del 1899 che nel 1968 ha trovato la forza di scrivere a macchina, a interlinea e margini zero, in una lingua unica, in 1027 pagine, tutta la sua vita e con essa quasi un secolo di storia del nostro paese, io giro nelle case degli italiani per raccogliere ricordi, aneddoti, immagini legate al passato migratorio di lo ha ospitato.

Attraverso i canali istituzionali, attraverso contatti con associazioni e con singole persone nel corso dell’anno si è andata a creare una vera e propria turneè per le comunità italiane. Pretesto e moneta per questo scambio di storie è infatti il TEATRO: Stefano narra loro una storia, lascia una cartolina, li esorta a fare come Vincenzo, a “scriversi”, e loro si raccontano di rimando; la prima edizione del progetto si fermava qui, ma il corpus di storie che nel corso dei mesi successivi è venuto alla luce mi ha spinto l’attore a usare quelle testimonianze e a restituirle “sciacquate in patria” ai legittimi proprietari, inaugurando uno splendido rito quasi fosse una necessità quasi deontologica, come necessario corollario di ciò inconsapevolmente costruito.

 



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