LA STORIA

Gli Ouroborus nascono nel 2009. Nel mese di gennaio 2012 esce la prima raccolta di inediti intitolata “Instrumental alchemy”, interamente autoprodotta e mixata dall’amico Giovanni Manenti. Un’alchimia strumentale, cioè un viaggio tra sonorità che ricordano paesi remoti nel tempo e nello spazio, come l’oriente meditativo o paesaggi medioevali, alternando momenti di introspezione psichedelica a momenti più rockeggianti e cattivi.

Da marzo 2013 hanno curato e portato in scena le musiche della rappresentazione teatrale “Io sono la mia opera” sul femminicidio. Nell’estate del 2014 esce il nuovo album “viaggio di un cosmonauta”, dove con il brano “il cimitero degli elefanti” risultano tra i vincitori del premio Beppe Gentile. Il gruppo è alla costante ricerca di nuove sonorità e di nuove emozioni da trasmettere in chi le ascolta.


 

LA FILOSOFIA

La sfida degli Ouroborus è quella di raccontare storie, descrivere situazioni, luoghi ed emozioni creando atmosfere musicali senza l’ausilio delle parole. Si tratta di un’alchimia strumentale che nasce dalla ritmica della chitarra di Massimo Deo e delle diverse percussioni di Davide Maggi. La voce solista è quella di un caldo suono del clarinetto o, all’occorrenza, di un tagliente sassofono contralto di Davide Spreafico; ma i protagonisti principali delle storie musicali degli Ouroborus sono le vibrazioni trasmesse dai cordofoni di Emanuele Panzeri: un brioso banjo, un morbido e avvolgente oud, un’energica slide guitar, uno squillante mandolino, un vivace bouzouki o un intrigante sitar elettrico.

Un concerto di questi quattro musicisti lecchesi è un viaggio verso luoghi lontani nello spazio e nel tempo: le molteplici timbriche utilizzate, le variazioni di intensità, metriche e armoniche generano nella mente dell’ascoltatore esperienze dai colori variopinti e dalle forme più svariate. Non resta che chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla musica descrittiva degli Ouroborus. 


 

IL PROGETTO

Trovare la giusta sonorità, utilizzando variazioni di dinamica e cambi di intensità per riuscire a trovare la giusta musica da abbinare a forme, colori, testi, pezzi di vita. L’intento è stato quello di formare un gruppo strumentale per raccontare storie, emozioni, luoghi.
Per ricreare queste sensazioni vengono affiancati agli strumenti più tradizionali della musica leggera strumenti con timbriche particolari come banjo, oud, lapsteel guitar, bansuri; tutto questo per dare vita a pezzi originali sempre differenti tra loro e trasmettere emozioni sempre nuove in chi ascolta.
In diverse occasioni gli ouroborus hanno collaborato con alcuni artisti del lecchese interpretando la colonna sonora a vari eventi culturali, quali ad esempio mostre fotografiche e presentazioni di libri


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