Killi Billi, acoustic punk

Killi Billi, acoustic punk


LA STORIA

Acoustic Punk. I Killi Billi sono una band di finti fratelli legati da vera fratellanza che suona musica punk con strumenti acustici rivisitando il panorama musicale punk mondiale, arrivando a una proposta musicale vicina al country bianco.

I Killi Billi sono fratelli, come i Ramones. Cinque ragazzetti con una decisa attitudine punk che non guasta. Oltre a questo i Killi Billi hanno una forte propensione per l’auto promozione, il marketing estremo e pirata: sono il primo gruppo indipendente italiano che può contare su un iperdettagliato marketing plan. Un gruppo punkaging. Il primo al mondo.

Il quintetto è formato da Stefano Kaldo Billi (voce, cajon e percussioni), Alberto Disagio Billi (voce, fisarmonica, glockenspiel, diamonica e voce), Mauro Billi (chitarra e voce), Clara Billi (maracas e voce) e Tiziano Billi (contrabbasso e voce).


 

LA FILOSOFIA

Il fatto che esistano canzoni già fatte li ha spinti a non percorrere la via della scrittura: se si può rovinare quello che c’è perché mai aumentare l’entropia dell’universo e scrivere canzoni nuove?

Eccoli qua con chitarre, contrabbassi, cajon, fisarmoniche, glockenspiel, metallofoni, diamoniche, unghie di capra, cabasa, flauti a coulisse, kazoo, tamburelli, ugole e quello che capita ad attaccare e a fondamentalmente scorticare i classici della tradizione punk del pianeta. Il tutto senza amplificazione perché i Killi Billi rendono meglio senza e contro corrente.

Micidiali frecce che vengono dalla Brianza i nostri cinque eroi mirano al cuore dei tuoi ricordi musicali per, fondamentalmente, distruggerli senza pietà. Il gruppo si pone come l’anello mancante che rende chiara la connessione fra Mr. Rotten e Mr. Cash.
Praticamente la nascita di un nuovo essere: Johnny Clash. Ai Billi piacciono i Devo e i Buzzcocks, non disdegnano per niente i Fugazi e pensano che Joe Strummer sia dio. Godzilla è il loro punto di riferimento estetico e i Killi Billi hanno ragione.


 

IL PROGETTO

Il progetto Killi Billi nasce dall’unione di idee diverse ma sensibilità affini. 5 fratelli separati alla nascita. Stefano Kaldo Billi al cajon, percussioni e voce, Alberto disagio Billi alla fisarmonica, glockenspiel, diamonica e voce, Tiziano Billi al contrabbasso e voce, Mauro Billi alla chitarra e voce e Clara Billi con maracas e voce.

Punk nell’attitudine e nel sentimento, folk nell’espressione. Usano solo ed esclusivamente strumenti acustici: Voci, chitarre, contrabbassi, tamburelli, glockenspiel, diamoniche, fisarmoniche, cajon, cabasa e quant’altro accidente capiti sottomano. La loro musica gira al contrario, parte dalla connotazione del punk per arrivare alla denotazione di qualcosa che è più vicino al country bianco ubriaco; il crocevia tra Johnny Cash e i Clash ma senza la lettera -elle- di mezzo che caratterizza univocamente il tutto.

Punk nel senso lato del termine, con chitarre e amplificatori e tanti watt veloci da sparare nel disagio giovanile, ma in una nuova versione più accorata e raffinata. Un punk popolare che arrivi al cuore e alle orecchie di tutti.

 



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Stefano Panzeri, storie di emigranti e vite di soldati.

Stefano Panzeri, storie di emigranti e vite di soldati.


LA STORIA

Stefano si diploma come attore presso il corso di formazione professionale per attori del Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni di Venezia diretto da Giulio Bosetti nel luglio del 1997. Nel 1998 segue debutta in “L’uomo la bestia e la virtù” di Pirandello per la regia di Giuseppe Emiliani con il Teatro Carcano e inizia lo studio della maschera e della Commedia dell’Arte con il maestro Antonio Fava (Scuola internazionale di Commedia dell’Arte di Reggio Emilia).

A partire dalla stagione 1999-2000 inizia a collaborare con il Centro Teatrale dell’Università di Salamanca (Spagna) con il quale partecipa a numerose produzioni in lingua spagnola e inglese, inoltre fonda l’associazione culturale RONZINANTE con la quale collabora come attore, regista e successivamente docente (E fu sera e fu mattina per Scenario 2008, Stanze sonore da S. Beckett,2006, Novecento di A. Baricco 2001, Il servitore di due padroni di Goldoni 2001, Don Chisciotte di M.de Cervantes 2003, Pic –nic in campagna di F. Arrabal 2005, e i progetti in lingua spagnola Notas y palabras entre sangre y arena 2007e Allo stesso tempo/al mateix temps etc 2008.)

Dal 2001 collabora come scritturato e poi come socio con la compagnia Teatro Invito di Lecco sia per produzioni di teatro ragazzi ( Il ragazzo degli aquiloni 2008, Racconti di contorno 2007 e Senza paura 2006) sia per adulti ( La cena in scena 2006, Il bosco di Macbeth 2002, Vaghe stelle dell’orsa 2001)

Dal 2007 collabora con la compagnia Albero Blu di Lecco ( Stracci, 2008 in qualità di regista e Il bambino con il pigiama a righe 2008), con il Teatro del Buratto di Milano, Teatro Stabile per l’Infanzia ( Il mio papà è Ulisse 2008, La Lavapaure 2009) con il Teatro Città Murata di Como (Verranno a te sull’aure 2009) e con il Teatro Sociale di Como/coop Attivamente (Clandestino in casa 2009), con la compagnia Teatro Stabile dell’Insubria (Il Canto di Natale 2009 come regista), con la compagnia Teatro Immagine di Venezia (I Promessi Sposi 2007).

Sempre in qualità di attore ha lavorato presso il Piccolo Teatro di Milano- Trame d’autore (Blu 2004) e con la Biennale Teatro (Ulisse e l’arte della navigazione 2008). Lo stesso anno ha iniziato una collaborazione con l’attore Jordi Arques di Vic, (Spagna) con il quale ha co-diretto il progetto di gemellaggio teatrale tra Italia e Spagna Allo stesso tempo/al mateix temps.

Tra maggio e giugno 2015 grazie ad un crowdfunding porta in Argentina e Uruguay. con il progetto NELLE NOSTRE CASE OLTRE L’OCEANO ( a maggio 2016 partirà la seconda edizione del progetto in Sud America, per settembre-novembre il progetto sarà in UK e USA Orientali) di cui è ideatore, per “portare la Storia nelle case degli italiani di Sud America e insieme riflettere sul migrare e sull’Italia che vorremmo amare.”


LA FILOSOFIA

Scoprire una storia, portarla in scena e utilizzarla come punto di partenza per un ambizioso progetto sulla memoria e l’emigrazione italiana. È quanto ha fatto Stefano Panzeri.

Stefano è partito per fuggire dai soliti, quasi inaccessibili, circuiti teatrali e per potersi inventare la sua strada in cui poter raccontare la sua storia a modo suo. Stefano ha saputo inventarsi una tournée nelle case degli italiani emigrati in Argentina, contattandoli uno per uno. E da lì, essere finito pure in qualche teatro “ufficiale” e ad indossare i vestiti di docente di commedia dell’arte presso l’Università di Buenos Aires.

Raccogliere storie e restituirle a sua volta. Avere storie con cui parlare agli altri e il volerlo fare a tutti i costi. Storie talmente personali, talmente umane, da risultare universali.

La RESTITUZIONE è diventata una fase fondamentale del progetto e quel suo valore deontologico è la prima caratteristica che rende speciale questo progetto: la sensazione della necessità del mestiere d’attore e più in generale del teatro.

Poter essere veicolo emotivo di tutte quelle cose che restano di un’esistenza.

La seconda caratteristica è legata a un’altra sensazione che questo progetto ha prodotto: il prendere CONTATTO con le “propaggini” più lontane del nostro paese, con le seconde patrie come l’Argentina, l’arrivare a capire quanto sia importante e bello essere italiano. In un momento storico in cui si registra in Italia tanta disaffezione per la politica e per il nostro paese in generale, forse anche per la nostra gente, ritrovarsi in un luogo in cui gli italiani hanno praticamente costruito un paese è un’esperienza di amor/orgoglio patrio che si dovrebbe istituzionalizzare per restituire al nostro paese e alla nostra gente un po’ del nostro “valore”.

Un ultimo e fondamentale aspetto del suo lavoro è legato alla  STORIA, quella mamma dell’umanità alla quale sempre più spesso non si da più retta, ricadendo negli stessi errori e ripercorrendo le stesse dolorose strade. Questo viaggio nella storia e nell’introspezione ha mischiato in qualche modo le carte in tavola, ha portato a galla una nuova mappa, una nuova storia, un tutto informe che non si ferma mai.


IL PROGETTO

Dal 1998 Stefano Panzeri lavora come scritturato in diverse compagnie teatrali ma anche come autore di progetti teatrali solisti.

Stefano porta in scena il racconto di tante vite di qua e di là dell’Oceano. Al centro storie di emigranti, vite di soldati, la nostra storia vista dal basso e raccontata solo con l’ausilio scenico di una sedia e musica dal vivo.

I suoi spettacoli sono frutto di un progetto che l’attore spiega così: “Partire con una storia di soldati italiani e andarla a raccontare in sud America agli emigranti che nel dopoguerra hanno lasciato la nostra Italia per trovare fortuna all’estero. Arrivare lì e raccogliere le loro storie, le loro memorie per poi tornare in Italia e costruire un nuovo spettacolo e consegnarlo nuovamente in un nuovo viaggio oltre oceano a quelle famiglie”.

OltreOceano (questo il nome contratto) è un progetto di recupero e celebrazione attraveso il teatro della memoria migrante degli italiani che sono migrati oltreoceano appunto e quindi, per ora, in America.

Traendo spunto da Terra Matta, l’autobiografia conservata presso l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano di Vincenzo Rabito. Un bracciante siciliano semianalfabeta del 1899 che nel 1968 ha trovato la forza di scrivere a macchina, a interlinea e margini zero, in una lingua unica, in 1027 pagine, tutta la sua vita e con essa quasi un secolo di storia del nostro paese, io giro nelle case degli italiani per raccogliere ricordi, aneddoti, immagini legate al passato migratorio di lo ha ospitato.

Attraverso i canali istituzionali, attraverso contatti con associazioni e con singole persone nel corso dell’anno si è andata a creare una vera e propria turneè per le comunità italiane. Pretesto e moneta per questo scambio di storie è infatti il TEATRO: Stefano narra loro una storia, lascia una cartolina, li esorta a fare come Vincenzo, a “scriversi”, e loro si raccontano di rimando; la prima edizione del progetto si fermava qui, ma il corpus di storie che nel corso dei mesi successivi è venuto alla luce mi ha spinto l’attore a usare quelle testimonianze e a restituirle “sciacquate in patria” ai legittimi proprietari, inaugurando uno splendido rito quasi fosse una necessità quasi deontologica, come necessario corollario di ciò inconsapevolmente costruito.

 



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Roberto Zanisi, musicista polistrumentista

Roberto Zanisi, musicista polistrumentista


LA STORIA

Roberto Zanisi chitarrista fingerpicking, unico solista in Italia di steel-pan, collabora con gruppi “leggeri” e musicisti jazz. Con Giovanni Venosta collabora alla realizzazione di molte colonne sonore dei film di Silvio Soldini, tra cui Giorni e Nuvole di cui è assoluto protagonista musicale. Ha suonato dal vivo con Sainkho Namtchylak. Ha partecipato come solista alla tourné di Steward Copeland La Notte della Taranta e con la musicista americana Amy Denio.

Allievo di Augusto Mancinelli, Dom Um Romao (Weather Report), Burhan Oçal (Istanbul Oriental Ensemble) e Peter Giger, ha suonato tra gli altri con Stewart Copeland, David Fiuczynski, Raiz, Mauro Refosco, Sainkho Namtchylak, David Moss, Mauro Pagani, Trilok Gurtu, Fabien Guyot, Carlo Actis Dato, Giovanni Falzone, Anna Oxa, Ivana Spagna a Sanremo, Alex Baroni, Andrea Mirò, Meg, Tricarico, Nada, Antonella Ruggiero, Alberto Fortis, Angelo Branduardi.

Zanisi suona corde e percussioni di tutto il mondo, tra cui il cümbüs (pron. giumbush), un ibrido tra sarod, dobro, banjo e oud inventato nel 1930 da Zeynel Abidin Cümbüs ad Istanbul, e poi bouzouki, bowglama, dobro, 12 string guitars, lap steel, laud, guitarron, steel pan, darbuka, bongos, cajon, udu, octodran, cumbus, bouzouki, steel pan, doumbek, gunja cajon, cifteli, bowglama.

Non serve andare lontani sempre, per viaggiare. Bastano pochi passi, o poche note.

E’ uscito nel febbraio 2016, per l’etichetta Musicamorfosi, il suo nuovo lavoro solista, “Bradypus trydactilus”, che contiene principalmente composizioni originali e che ha presentato in vari festival tra Milano, la Brianza e il centro Italia oltre che a Radio3 e all’Auditorium Demetrio Stratos di Radio Popolare a Milano.


LA FILOSOFIA

Perchè BRADIPO TRIDATTILO? L’ispirazione è venuta dall’usare tre dita per suonare gli strumenti a corda, su cui metto tre ditali. Questa è una tecnica che nasce da John Fahey, il precursore del fingerpicking e mio mito indiscusso. Il tridattilo mi ha sempre affascinato per esprimere questo concetto.

L’idea di bradipo, invece, deriva dal fascino della lentezza, perché è un atteggiamento che appartiene molto a questo musicista: lui si considera “lentissimo”, tant’è che ci ha messo dodici anni per pubbicare il secondo disco. Non tanto per farlo, ma per maturare certe scelte e una direzione univoca che attingesse da tutte le sue esperienze. Un bradipo che lentamente ma accuratamente raggiunge i suoi obiettivi dando forma al suo pensiero istrionico tramite strumenti e accorgimenti particolari e ricercati.


IL PROGETTO

Imbracciando strumenti a corda come il cümbüş turco il bouzuki greco, lo cifteli albanese, percuote strumenti a percussione come l’arabo dumbek o crea melodie cromatiche con lo steel pan di Trinidad e Tobago, usando la voce e percorrendo generi di ogni parte del mondo, rimescola tutto secondo un gusto molto personale.

Bradipo tridattilo il suo nuovo one-man-band show e il nuovo disco in uscita a gennaio 2016 per Musicamorfosi rivela uno dei più eclettici polistrumentisti in circolazione. Una musica libera di viaggiare e farvi viaggiare oltre ogni confine. Annullare i confini è proprio la definizione e lo scopo della sua musica. In ogni pezzo c’è un mescolarsi, il crossover qui ha un senso reale, è una parola adeguata.

L’altro elemento fondamentale della sua musica, poi, è il viaggio: in ognuno dei pezzi c’è un elemento che vi rimanda. Il primo dei due brani inediti che eseguo durante i concerti, intitolato Skuon, rappresenta il viaggio di un ragno (Skuon è un paesello cambogiano dove c’è il più famoso mercato di ragni di tutto il mondo), dalla ragnatela alla preda. Il secondo nuovo pezzo, invece, si intitola Caminata (di Ralph Towner), e narra di una passeggiata nel bosco.

 


LA CARRIERA

Dal 1980 al 1986 svolge un’intensa attività concertistica come chitarrista finger-picking in tutta Italia, con repertorio originale. Solista di steel pan, dal 1988 al 1997 collabora sia con orchestre salsa che con musicisti jazz d’avanguardia.

Nel 1999 è in tourneè con la vocalist di Tuva, Sainkho Namtchylak mentre dal 2001 è in scena (oltre 350 repliche) come “musico-attore” nello spettacolo “Teatro Cucina” dell’Atelier Teatro in Polvere e dal 2006 con Valentino Infuso, nel “Micco Passaro ‘nnammurato”, dove scrive anche le musiche originali, e in “Rot-Weiss Kabarett”, di Andrea Taddei (una co-produzione Musicamorfosi-Teatro Litta) e svolge l’attività come consulente musicale presso Mediaset, per Striscia la notizia, Paperissima, Buona domenica, Festivalbar, Karaoke e come orchestrale in tv nell’orchestra di Gianni Mazza.

Nel 2007 fonda “Cosmofonìa rudimentale”, ensemble di improvvisazione post-futurista, con Valerio Scrignoli, Daniele Longo e Carlo Nicita, e “Disturbundrang”, musica da film trasversale, con Giovanni Venosta e Giovanni Falzone; inoltre, entra a far parte del gruppo pop “Arecibo” e del “Papi Moreno 3D”.

Nel 2008 è nell’orchestra del varietà di Ambra Angiolini “Stasera niente MTV” dove collabora con Nada, Angelo Branduardi, Alberto Fortis, Federico Zampaglione, Drupi, Meg e va in tourneè con l’ “Unplugged tour” di Anna Oxa con la quale nel giugno 2009 suona a Milano nello stadio Meazza per l’evento “Amiche per l’Abruzzo”. Partecipa ad un workshop e concerto con la polistrumentista americana Amy Denio, collabora con la cantante iraniana Yalda e con Roberta Carrieri per la presentazione del cd “Dico a tutti così”.

Nel 2010 è direttore artistico della 1° rassegna “Easy & Nuts – Musiche da non consumare”, e collabora con la cantante giapponese Shinobu Kikuchi. Con Daniele Longo e Adalberto Ferrari, crea il “Roberto Zanisi Trio” e il duo “Babele Mutante” con Papi Moreno, che si esibisce all’ “Handpan Festival” nel 2012 insieme a Liron Man e Kal do Santos e nel 2013 al Milano Olis Festival con Igor Ezendam.

Tra il 2011 e il 2013 realizza vari progetti, con Charlie Owens, presso il Teatro Nohma di Milano, dove nasce il quintetto “Bollywood Babilonia” con Nadio Marenco, Stefano Profeta, Adalberto Ferrari e Roberta Carrieri che canta in 6 lingue diverse e dove Babele Mutante diventa un ottetto. Suona al Festival “I Suoni delle Dolomiti” con l’ Arsene Duevì Quartet.

Dal 2013 collabora con Paolo Saporiti, con il quale incide 2 album e lo accompagna in molte date in tutta Italia, e con I gruppi Tierramar, Klezticket, A3 Apulia Project e con Roberta Mangiacavalli. Partecipa al festival “Musicaltra” a Lodi Vecchio con l’organista Fausto Caporali e, per 13 settimane, nel locale “Grani e Braci” a Milano, propone diversi repertori a tema che spaziano dal rebetiko, al blues, alla musica caraibica e alla canzone dialettale milanese con il progetto “Mala e Osteria”.

Nel 2014 suona al festival “Suoni mobili” con Pedro Kouyatè; a Parigi in duo con Roberta Carrieri; al Garda Jazz Festival con Arsene Duevì, Giovanni Falzone, Nadio Marenco e Tetè da Silveira; in trio con l’iraniana Yalda e la pianista Silvia Sferch a Book City Milano; a Padova nello spettacolo Mystic Gypsy Soul con Imran Khan, Fuad Ahmadvand, Francesco Gherardi e Nicolò Melocchi. Prende forma anche il progetto “Yesweekend”, un duo di improvvisazione con la violinista Eloisa Manera, con la quale incide anche il suo “Invisible Cities”, presentato al Mantova Jazz 2016, con Piero Bittolo Bon, Pasquale Mirra, Danilo Gallo, Gianluca Barbaro e Ferdinando Faraò.

 


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Be Folk, duo acustico al femminile

Be Folk, duo acustico al femminile


LA STORIA

Le Be Folk, sono un giovane duo folk del lecchese, nato per caso nel Febbraio 2013 dalla collaborazione di due giovani amiche con la passione per la musica in comune. Casualità che si è presto rivelata essere una grande opportunità artistica che ha permesso a queste due giovani artiste di fare quello che più si allineava alla loro sensibilità, ovvero suonare e fare musica, interpretare classici dagli anni 70 fino ad oggi in chiave acustica per poter trasmettere emozioni a coloro che le ascoltano.

Diletta Longhi alla voce e Nuria Perego agli accompagnamenti. Le due decisero di collaborare e portare avanti questo progetto insieme, nonostante i diversi punti di vista e varie vicessitudini di vita. 

La forza che le unisce e che le fa continuare a suonare insieme è una giovanile ed estrosa energia che traspare ad ogni loro concerto che le ha portate a calcare numerosi palchi in tutta la Lombardia. Un viaggio artistico agli arbori che non aspetta che decollare.


 

LA FILOSOFIA

La musica è una costante ed una nota fondamentale della vita dell’artista. Attraverso la musica si può riuscire ad esprimere innumerevoli concetti e si possono trasmettere infinite emozioni, dalle più semplici alle più complesse. L’atto del canto diviene quindi qualcosa di strettamente connesso all’emotività, un qualcosa che va oltre al puro intrattenimento.

Cantare significa avere l’occasione di poter mostrare e regalare l’universo interiore dell’artista a chi lo ascolta, permette di creare connessioni, legami e guidare l’ascoltatore verso un significato che va oltre il puro suono. In qualche modo si realizza un atto catartico che è, al tempo stesso, unione e condivisione. L’unico obiettivo vero e fondamentale che la musica può e deve porsi è quindi riuscire a produrre un sincero e genuino “sentire“.


 

IL PROGETTO

Diletta, voce solista e percussioni, colpisce grazie alle sue straordinarie capacità canore sempre accompagnata da Nuria alla chitarra e alle seconde voci. Insieme propongono arrangiamenti di brani Rock e Folk in una particolarissima e ricercata versione acustica. La forza e l’espressività della voce riescono a raggiungere sia sonorità aggraziate come anche quelle più rudi.

Portare un genere nuovo e poco conosciuto reinterpretandolo e rendendolo accattivante e diretto. Il gruppo si esibisce da diversi anni vantando diverse collaborazioni sia in ambito artistico che culturale. Lo studio per le giovani artiste non si ferma, e continuano il loro progetto sempre alla ricerca di nuove sonorità e ispirazioni.

 



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Paolo Agrati, poeta contemporaneo

Paolo Agrati, poeta contemporaneo


LA STORIA

Paolo Agrati è nato nel 1974 a maggio. Si occupa principalmente di poesia, scrittura, musica e amenità. Ha pubblicato le raccolte di poesia Amore & Psycho (Miraggi Edizioni 2014), Nessuno ripara la rotta (La Vita Felice 2012), Quando l’estate crepa (Lietocolle 2010) e il libriccino piccola odissea (Pulcinoelefante 2012). E’ uno dei principali Slammer Italiani, da sempre propone la sua poesia dal vivo, portandola coi Reading nei luoghi più svariati e inusuali.

Nell’estate del 2014 partecipa al XXIV° Festival Internazionale della poesia di Medellin in Colombia come ospite italiano ed è finalista del premio Carducci dove consegue il riconoscimento “Pietrasanta-scultura e poesia”.

Nel 2015 partecipa al progetto artistico internazionale Broosistan, degli artisti belgi Peleman and Schellekens. Nel 2016 traduce “Fanon city meu” del poeta cileno Jaime Luis Huenùn e il Booktrailer di Amore & Psycho viene premiato con una menzione speciale al Cortinametraggio , il Festival di corti di Cortina. E’ narratore e cantante nella Spleen Orchestra, band di culto nel suo genere, che ha co-fondato nel 2009 e che ripropone le musiche e le atmosfere dei film di Tim Burton.


 

LA FILOSOFIA

Il poetry slam come passaggio necessario per avere un contatto con le persone, sviluppando capacità utili in altri ambiti comunicativi  come la musica e il doppiaggio: far sentire le voci, farle riconoscere. Importanti sono pure l’umiltà e il coraggio che la poesia ti impone: se ti presti, accetti di andare in pasto ai leoni, accettando il giudizio di un pubblico che non conosci e di cui non conosci la reale padronanza della poesia. Accetti di prendere voti letteralmente da chiunque, più o meno istruito. Il lato negativo del poetry slam invece sta nel fatto che la lingua rischia di perdere molto: se il linguaggio più facile da veicolare è il comico, e spesso capita di riscontrarlo, rischi di voler far ridere per far ridere, perdendo di vista la poesia.

L’importante è scrivere, oltre che mantenere un approccio ludico e di condivisione. Bisogna fare in modo che che ognuno esprima ciò che ha dentro e non esiste il bello e il brutto, ma solo l’espressione. Se vogliamo scomporre la poesia in componenti Paolo Agrati ne identifica tre: comunicabilità, musicabilità e tecnica. Per ipotesi, ci si potrebbe appassionare ad una sola di queste tre componenti ed essere comunque contento di ciò che si ha letto o ascoltato. Le più disparate possibilità di scrivere sono tutte strade, e non c’è una strada per forza migliore delle altre: basta che ce ne sia una, che sia visibile e percorribile.


 

IL PROGETTO

Paolo Agrati è stato da sempre interessato alla poesia orale e alle sue potenzialità. Ha partecipato negli anni a numerose letture, competizioni poetiche dal vivo e Poetry Slam, le originali sfide letterarie tra poeti, scrittori e performer della parola, in tutta Italia.

E’ Narratore e Cantante nella Spleen Orchestra. Dall’esperienza del palco sono nati i Reading Letterari legati alla presentazione dei libri; veri e propri spettacoli concepiti con l’intento di riuscire a presentare e leggere poesia nei luoghi pubblici più svariati e inusuali.

Siete mai andati ad una lettura di poesia? Dopo aver assistito ad un suo spettacolo , potreste pure tornarci.

Spettacoli che sanno far divertire ma anche far pensare.

LE POESIE


Da “Quando l’estate crepa”

Quando l’estate crépa
allungano le vene tra le zolle.
Mentre arde i suoi colori
l’acero non sa
se diverrà violino.
Ed io, pellegrino senz’acqua
mentre amore accartoccia
quando l’ estate crèpa.

—-

I bottoni sono segno dell’umana vanità
sostengono alcuni. Io senza ritegno
ti slacciavo la sottana, con la gioia
del bimbo che scarta i regali di Natale.
Che sarebbe di me senza questo peccare
chi sarei?

—-

Non resta che ingannarle, queste dita
distrarle in qualche astuta operazione
quotidiana. Si incontrano smarrite
dalla lieve passeggiata del mattino.
Era la mia lingua straniera, compresa
dalle labbra con le quali non pronunci
parola, era lo sguardo d’erba bagnata
la marcia dei soldati sulla pelle di neve.
L’impronta non concessa a questa bocca
illusa d’esser casa di un respiro.
Del suono, del tuo soffio sono cassa.
Ti porto come un organo
all’altare della chiesa.

Da “Nessuno ripara la rotta”

Accarezzo le tue inesattezze
mentre parli a tua madre.
Seguendo le curve della schiena
bendate in cima dal reggipetto
e poi dal collant troppo stretto.
Adoro sentire il tempo che abbonda
sui fianchi. Il tuo seno imperfetto.
Ma qui al ristorante il momento
è per desiderarti soltanto.
Pensare che dopo il pranzo
il vino, la carne, i parenti.
La qualità più croccante
del gusto è l’attesa.

Perciò che per ora sia pasto
sia il vino, la carne, i parenti.

—-

Che faccia un po’ meno male
quest’ansia banale che crepa
il porticato.
Il tempo ha chiuso le ortensie
e il lambrusco è quasi finito.
La incontro pugnale, spina nel dito
mosca che ronza la mattina, di domenica
all’alba.
Potessi sperare in un pediluvio
all’aceto
in un balsamo alla crema di malva.
Che la schiena mi duole
come il dorso all’asino in guerra.
La pena di un sonno che ama la veglia.

Poi tu. Arrivi sculettando
con un cesto di ciliegie.

—-

Magari c’è un treno
Certe opinioni andrebbero ignorate
pensavo, come le erbacce cresciute
ai bordi delle strade di campagna.

Sono trecentomila mi disse
lo sbirro quell’alba in Liguria
perché stai dormendo sulla spiaggia.

Le pare che con in saccoccia
trecentomila lire, idiota
avrei dormito qui sulla spiaggia?

Ora il mattino impiglia agli stivali
sporcati dal freddo della scighera.
E’ il tempo dei regali di Natale

di contare i rabberci nel cappotto.
Di stringere la mano al vicino
il cialtrone del piano di sotto.

(Mio padre adorava il presepe
con gli uomini di gesso, chissà se
mi pensa, dove si trova adesso).

E’ tempo di cercare un arcobaleno
mi hanno detto che ce n’è sempre uno
da qualche parte. Pensavo magari
c’è un treno, domani sul presto, che parte.


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Tournée da Bar, teatro non convenzionale

Tournée da Bar, teatro non convenzionale


LA STORIA

Tournée da Bar nasce nel 2012 da un’idea di Davide Lorenzo Palla, che dopo aver a lungo lavorato come attore per Teatri Stabili e importanti compagnie, decide di mettersi alla prova fuori dai tradizionali luoghi di spettacolo.

La prima edizione, Tritacarne Italia Show nel 2012, coinvolge in dieci giorni consecutivi dieci diversi locali e bar della città di Milano. L’iniziativa funziona e lo spettacolo prende vita in questi luoghi estranei al circuito del teatro istituzionale. La stampa s’interessa all’evento e la grande affluenza di pubblico rende Tournée da Bar un vero e proprio successo.

L’anno seguente viene messo in scena lo spettacolo/concerto Mercatino di San Lorenzo. Diventato oramai un appuntamento fisso della stagione culturale underground milanese, per la terza edizione del tour viene proposto un grande classico come l’Otello di William Shakespeare. Il pubblico apprezza a tal punto la scelta che il gruppo decide di cominciare un percorso di giocosa divulgazione culturale da bar con una trilogia Shakespeariana di cui faranno parte anche Romeo & GiuliettaAmleto.


 

LA FILOSOFIA

Un evento colorato, gioioso e festoso, in grado di catalizzare l’attenzione e l’interesse di un gran numero di persone di tutte le età, per far loro riscoprire la bellezza del teatro come momento di condivisione e partecipazione. Un atto poetico che assume la forza di un vero e proprio gesto ideologico in grado di portare benefici alla cittadinanza tutta.

L’insolita modalità di fruizione permette di rieducare l’orecchio ad un linguaggio “alto” che purtroppo sempre più si va perdendo. L’attenzione alla parola, al senso e al valore culturale dell’opera si fondono con Tournée da Bar in una serata di svago e divertimento.


 

IL PROGETTO

Tournée da Bar è un progetto che intende diffondere il teatro, la cultura e l’amore per la letteratura in luoghi teatralmente non convenzionali. Una tournée che viaggia di sera in sera, di bar in bar, in compagnia dei grandi classici del teatro con l’intento di avvicinare nuovo pubblico e di proporre un nuovo tipo di intrattenimento.
Nel 2015 Tournée da Bar si aggiudica il premio CheFare e attira su di sé l’interesse di moltissimi operatori culturali nazionali dimostrandosi un progetto audace, con grande potenzialità in termini di innovazione e diffusione dell’offerta culturale nei luoghi della quotidianità.

 



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